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Il Palio di Ribusa, evento medievale nell’affascinante borgo di Stilo in Calabria

Have you ever heard the word Palio? Do you know what it means? If you know it for the Palio of Siena, you must know that it describes an horse race but it literally means “embroided tapestry given as a prize”. In its earliest use, the word Palio referred to the prize for the race’s winner; from there it came to refer to the entire joust. Well, in this blogpost I’ll give you some information about The Palio of Ribusa, an historical reenactment that is held each year in Stilo, Calabria.
Palio di Ribusa. 

Palio di Ribusa. 

Quando si parla di Palio, inutile dirlo, la prima cosa che viene in mente è Siena, la corsa a cavallo in Piazza del Campo e la competizione tra le Contrade. Ma se quella della cittadina toscana è la giostra cavalleresca più famosa d’Italia, altre decine di rievocazioni medievali culminanti in gare e giochi vengono messe in scena da nord a sud dello Stivale. Se vi piace il genere, queste manifestazioni costituiscono delle occasioni perfette per conoscere borghi e tradizioni di tante Regioni italiane.


GLOSSARIO

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Giochi equestri del Palio di Ribusa

Giochi equestri del Palio di Ribusa

Da oltre vent’anni in Calabria, nel piccolo ma caratteristico borgo di Stilo (a ragione inserito nel circuito de “I Borghi più belli d’Italia”) si rinnova la prima domenica di agosto la tradizione del Palio di Ribusa, una competizione che affonda le sue radici nel 1600. A quell’epoca, la corsa a cavallo si svolgeva il 22 aprile, in omaggio a San Giorgio che ancora oggi è il Santo protettore della cittadina, e costituiva la cerimonia di apertura dell’omonima Fiera. La Fiera di Ribusa era un'antica esposizione annuale per il commercio agricolo e di bestiame che prende il nome da quello di un feudo, “Ribusa” appunto, che letteralmente vuol dire “pieno di rovi”. Era un momento importante della vita di contadini, allevatori e mercanti della Contea di Stilo e dei suoi Casali in quanto consentiva la compravendita o il baratto di qualsiasi tipo di mercanzia al di fuori delle imposizioni dei feudatari.

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Oggi il mercato rivive scenograficamente nelle viuzze del borgo dove è possibile trovare, durante i giorni della rievocazione storica, botteghe e banchetti che vendono piccoli prodotti di artigianato e preparazioni della gastronomia locale (polpette di melanzane, arancini, frittelle di vari tipi, salsicce, ecc.). L’atmosfera storica si può respirare nei vari angoli del borgo sia per la suggestione dei vicoli illuminati dalle torce sia per gli spettacoli di saltimbanchi, giocolieri e fachiri che li affollano.

Veduta di Stilo dall'alto

Veduta di Stilo dall'alto

Il Palio si svolge nell’unica struttura moderna di questo piccolo paese arroccato al Monte Consolino ed è il momento conclusivo di una manifestazione che comincia al tramonto e mette insieme una parata in costumi d’epoca, giochi equestri, spettacoli di fuoco, esibizioni di sbandieratori e falconieri. Per contrastare l’afa, ottima è la granita di limone venduta in tutti i bar del borgo.

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La Giostra dell’Anello vede contrapporsi i rappresentanti di Stilo con quelli degli antichi Casali della Contea e cioè Camini, Guardavalle, Pazzano, Riace e Stignano. La festa non si conclude comunque qui, ma prosegue fino alla mezzanotte per i vicoli e le piazzette del borgo con la messinscena di altri spettacoli ed esibizioni e la possibilità di indugiare nei banchetti dei cartomanti o vedere da vicino falchi, barbagianni e serpenti protagonisti del precedente corteo storico. Da non perdere lo spettacolo teatrale con fiamme, luci e musiche, interpretato dai trampolieri nelle fasi finali della serata in Piazza San Giovanni. Questo piccolo tuffo nel passato si conclude con uno spettacolo pirotecnico dalla Rocca

Se vuoi saperne di più, consulta il programma ufficiale qui.

Vivere lo spirito del Natale per tutto l’anno a Napoli

Natale non sarebbe Natale senza il Presepe

Napoli dall'alto

Napoli dall'alto

Dalla festa dell’Immacolata all’Epifania, in Italia ogni casa, ogni piazza e ogni chiesa ha la sua propria rappresentazione della Natività. Quando ero bambina, il mio primo amore è stato l’alberto di Natale con le sue luci abbaglianti e le decorazioni, ma quello che rende uniche le feste natalizie è il Presepe. Da quando sono cresciuta, sono riuscita ad apprezzarlo di più. Che si sia religiosi o meno, il Presepe ti fa sentire il senso profondo del Natale.

La parola stessa Presepe viene dal latino “Praesepe” e significa mangiatoia, facendo riferimento alla culla di Gesù. Il Presepe è una rappresentazione della nascita di Gesù. Non le luci e il luccichio delle feste ma una ricostruzione teatrale che ci ricorda quello che stiamo celebrando. Il primo Presepe è stato creato da San Francesco nel 1223, ma la sua fortuna è successiva e risale al 1400 quando nel regno di Napoli, in ogni casa dell’aristocrazia, veniva realizzata senza badare a spese una lussuosa scena della Natività.  

La strada della Natività a Napoli e la sua storia

Il Presepe divenne una tradizione sempre più popolare con il tempo e si diffuse da Sud a Nord. La casa del Presepe italiano è senza dubbio Via San Gregorio Armeno a Napoli, dove è Natale tutto l’anno. Qui gli artigiani lavorano ogni giorno per creare personaggi in miniatura, case, e oggetti meccanici, come cascate, mulini a vento, fornai, o casari a lavoro.

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Questa strada è una delle più antiche di Napoli. Esiste sin dall’epoca classica. Durante il periodo dell’Impero Romano, qui si ergeva un tempio dedicato a Cerere. Dea dell’agricoltura, Cerere era molto venerata e ad essa venivano offerte piccole statuette in terracotta come buon auspicio per la stagione del raccolto. Queste statuette erano realizzate nelle botteghe attorno al tempio. Nell’VIII secolo, un gruppo di monache in fuga dall’Impero Bizantino costruì una chiesa sulle rovine del tempio. Queste monache erano arrivate a Napoli con un bagaglio speciale, costituito dalle reliquie di San Gregorio Armeno e, proprio per questo motivo, sia la Chiesa che la via presero il nome del Santo. Quando la tradizione del Presepe si diffuse a Napoli, gli artigiani scelsero questo vicolo per mostrare le loro creazioni mettendo insieme la tradizione pagana delle offerte a Cerere e la loro devozione cattolica per San Gregorio.

Qual è il momento migliore per visitare la "Via dei Presepi"?

Nonostante Dicembre sia il momento migliore per visitare i mercatini di Natale in tutto il mondo, accetta il mio consiglio: vai a vedere via San Gregorio Armeno in un altro periodo. La strada dei Presepi è un vicolo stretto e pittoresco durante tutto l’anno ma nei giorni dell’Avvento è troppo gremito. Le persone sono ammassate come sardine ed è difficile camminare.

Se stai pensando di andare a Napoli per trovare tutto l’occorrente per costruire il tuo Presepe o anche se sei semplicemente curioso, ogni altro periodo dell’anno sarà in grado di offrirti un’esperienza più soddisfacente. Lontano dai giorni più affollati, avrai la possibilità di entrare dentro le botteghe e osservare gli artigiani mentre creano i loro piccolo capolavori. In aggiunta, ti sentirai libero di camminare con calma lungo il vicolo e apprezzare con i tuoi tempi tutti i più minuti dettagli e, naturalmente, scegliere i pezzi migliori per il tuo Presepe.

Non solo un mercatino di Natale!

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Grazie alla sua ricca storia, questa strada ha molto da offrire. Come puoi facilmente immaginare, la Chiesa di San Gregorio con il suo chiostro è un’oasi di pace in mezzo alla confusione della città e merita di essere visitata. La via stessa è dominate dalla torre del campanile che funge da collegamento tra la Chiesa e il Monastero. Inoltre, alla fine della strada, dentro la Chiesa di San Lorenzo c’è un interessante sito archeologico. Una moderna scala a vetri conduce ad una parte della Neapolis Greco-romana. Una grande campagna di scavi ha riportato alla luce il “macellum”, l’antico mercato. Appena svoltato l’angolo, in Via dei Tribunali, c’è l’entrata di Napoli Sotterranea che ti dà la possibilità di avventurarti in un’affascinante escursione 40 metri sotto il livello della strada tra le cavità tufacee scavate dai Greci e utilizzate come cisterne d’acqua per circa 23 secoli. Se sei interessato anche alla cultura culinaria, non puoi non assaggiare una pizza. In Via dei Tribunali ci sono le più importanti pizzeria di Napoli: Sorbillo, Decumani, Dal Presidente. Fai la tua scelta. Ovunque deciderai di entrare, sarà la migliore pizza che avrai mai mangiato.

Otto cose da sapere prima di visitare la Calabria

Street Art in Diamante (CS)

Street Art in Diamante (CS)

Stai pensando di visitare la Calabria? Mi sembra una grande idea! Questa Regione è uno dei tesori nascosti dell'Italia. Non ci sono molte informazioni sulla Calabria in rete e le guide turistiche più popolari si limitano a menzionare la Sila, Tropea, i Bronzi di Riace a Reggio Calabria e pochi altri posti. Nonostante ciò la Calabria non aspetta altro di essere scoperta e se ne è accorto anche il New York Times che l'ha inserita tra le 52 mete da non perdere nel 2017. Perciò non farti scoraggiare dall'assenza o quasi di informazioni: una grande tradizione culinaria, spiagge paradisiache e una natura selvaggia ti stanno aspettando.

Non dove ma come

Mi propongo di condividere molti consigli di viaggio in questo blog ma oggi non voglio dirti "dove" ma "come". Ci sono alcuni aspetti della cultura e del popolo calabrese che sarebbe interessante conoscere prima di visitare la punta dello Stivale. Vediamoli insieme:

La spiaggia della Marinella a Palmi (RC)

La spiaggia della Marinella a Palmi (RC)

1. La Calabria non è molto turistica, non aspettarti di trovare i servizi tipici dei grandi alberghi. Dovrai vivere come un abitante del posto.

2. Impara qualche frase in Italiano. Ne avrai bisogno perché in Calabria solo poca gente parla Inglese. Nei paesi più piccoli e tra le persone più adulte anche l'Italiano è parlato raramente. Il dialetto è spesso la madrelingua. Al contempo, però, la gente è molto amichevole e proverà a capirti e ad aiutarti in qualsiasi modo.

3. Non preoccuparti se la gente ti fissa. È molto probabile che tu non stia facendo nulla di sbagliato. I Calabresi sono curiosi. Tendono ad osservare le cose e la gente, soprattutto quando si tratta di qualcosa o qualcuno di nuovo. È uno strano aspetto della cultura calabrese ed è più comune nelle persone più anziane. Quindi, se ti capita di incrociare lo sguardo con qualcuno e lui continua a fissarti, semplicemente guarda altrove e fai come se niente fosse.

4. I saluti sono importanti. È uso comune dire Buongiorno o Buonasera a chiunque quando si entra in un negozio, in un bar, un ascensore o in qualsiasi altra parte. Allo stesso modo è considerata una regola di buona educazione dire qualcosa come Arrivederci quando si va via. Se vuoi saperne di più leggi questo post.

5. Non spaventarti, se la gente parla ad alta voce. Non sono arrabbiati. Si tratta di uno stereotipo ma, in fondo, è abbastanza vero. Gli Italiani, soprattutto quelli del Sud, gridano e gesticolano molto. È un modo per enfatizzare le emozioni e mostrare tutta la musicalità del linguaggio. I comportamenti violenti qui sono veramente molto rari anche se sembra come se l'intero Paese sia abitato da gente arrabbiata. Non preoccuparti e divertiti.

6. I trasporti pubblici non sono granché. Puoi usare il treno per spostarti da una città all'altra ma il modo migliore per scoprire la Calabria è con la macchina. Ci sono molti posti interessanti come spiagge, sentieri da trekking, borghi storici che possono essere raggiunti solo con l'automobile. Tieni pronte la patente e la carta di credito: ne avrai bisogno per noleggiare una macchina.

Diversi tipi di salame calabrese

Diversi tipi di salame calabrese

7. La cucina calabrese fa ampio uso di vegetali come melanzane e peperoni. Tuttavia, se sei vegetariano, qualcuno potrebbe guardarti con sorpresa. Questo perché i Calabresi amano molto mangiare pesce come lo stoccafisso o il pescespada e sono golosissimi di carne, soprattutto di maiale che è cucinato e conservato in molti modi differenti: nduja, soppressate, salsiccie, ecc.

8. Accertati sempre di avere con te del contante. Puoi usare la carta di credito per pagare al supermercato, ma non per fare shopping nei mercati locali o nei negozi più piccoli. La Calabria è piena di botteghe dove puoi trovare di tutto. Qui solitamente puoi pagare solamente in contanti, così come nei bar o nelle rosticcerie, tipici takeaway italiani dove puoi acquistare pizza, calzoni o arancini. ecc.

Food in Italy outside the well-traveled regions.
Some of the best meals in Italy aren’t found in Rome or Tuscany, but from the southern region of Calabria. The toe of Italy’s boot is making a name for itself in food and wine circles, led by places like Ristorante Dattilo, Ristorante Ruris in Isola Capo Rizzuto and Antonio Abbruzzino in Catanzaro. Known for spicy dishes and much of the world’s supply of bergamot, Calabria is pivoting toward lighter fare, organic farming and wine made from local grapes.
— Danielle Pergament. New York Times

Detto questo, ci sono diversi tipi di itinerari che è possibile seguire per accontentare ogni tipo di visitatore. Il New York Times ha posto l'accento sulla qualità del cibo ma non resterai deluso neanche dagli altri aspetti. La Calabria è una terra ricca di storia e di tradizioni ed ha un patrimonio naturalistico d'eccezione grazie alla vicinanza di mare e montagna. Quindi cosa stai aspettando?

I giorni in cui Berta filava

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C'è un'espressione che ha spesso solleticato la mia curiosità quando ero poco più che una bambina: non sono più i tempi in cui Berta filava. Ricordo di essermi chiesta tantissime volte: "ma chi è Berta? E perché fila?"

Ci sono molte strane storie dietro questo modo di dire. Per spiegarlo, qualcuno si rifà alla letteratura medievale, altri preferiscono aneddoti storici. Io voglio raccontarvi solo una delle tante leggende popolari attorno alla figura di Berta. Secondo quanto si racconta, Berta era una vedova che viveva in povertà ma che aveva una grande devozione per il proprio Re. Un giorno la donna decise di tessere una tela sottile da regalargli. Il Monarca apprezzò molto il dono e, venuto a conoscenza delle condizioni in cui viveva la donna, decise di ricompensarla. Il Re ricoprì Berta d'oro e le garantì un futuro da benestante. Si narra che, dopo che questo gesto generoso divenne di dominio pubblico, altre persone provarono a regalare al Re filati di grande o piccolo valore ma egli rispose: "non sono più i giorni in cui Berta filava". 

Ai bei vecchi tempi 

Il tempo in cui Berta filava è, dunque, un tempo lontano e ormai andato fatto di desideri, sogni e fortuna. È un altro modo per dire "ai bei vecchi tempi". Generalmente la gente lo dice per riferirsi a qualcosa che è stato e non è più. Questa espressione si caratterizza per una punta di ironia e sottolinea un differente status rispetto al passato. Per esempio: "Quando ero più giovane, durante l'estate, andavo tutti i giorni al mare e trascorrevo le mie giornate nuotando con la maschera e pescando. Non sono più i tempi in cui Berta filava".

La canzone di Rino Gaetano

Il cantautore Rino Gaetano

Il cantautore Rino Gaetano

E Berta filava è anche il titolo di una canzone molto amata scritta dal cantautore Rino Gaetano. Per chi di voi non lo conoscesse, Rino è famoso per la sua voce roca, la sua ironia e la sua morte tragica all'età di trent'anni. Le sue canzoni sono ancora tremendamente popolari nonostante sia scomparso nel 1981. Durante ogni falò sulla spiaggia, gli italiani cantano molti dei suoi pezzi come Il cielo è sempre più blu, Mio fratello è figlio unico, Aida, ecc.

A ogni modo, torniamo a E Berta filava. La canzone ci mostra come il verbo italiano "filare" possa avere molti significati diversi. a seconda del contesto. In ogni verso, infatti, il termine assume una connotazione differente. La ripetizione diventa quasi un indovinello perché mentre ascolti, provi a immaginare a quale dei tanti significati il cantautore voglia far riferimento. Il risultato è un testo ironico e divertente.

Filare: un verbo, tanti significati

Nel primo verso, Berta filava e filava la lana, la lana e l'amianto del vestito del santo…Il significato è "fare la tela". In questo passaggio, Berta potrebbe essere il personaggio di una fiaba o di una leggenda (come nella storia da cui ha origine il modo di dire) ma è chiaro che non lo è. Avete mai sentito parlare di un Santo vestito d'amianto?

Nel secondo verso, E Berta filava e filava con Mario, e filava con Gino. Nuovo verso, nuovo significato. Filare con qualcuno significa "intendersela, flirtare".

Nel terzo verso, E Berta filava, filava a dritto, e filava di lato. Il significato è "comportarsi bene, fare il proprio dovere". In Italiano si può dire "filare a dritto/ filare dritto" o anche "rigare dritto".

In un altro punto della canzone: Berta filava il bambino cullava cullava. Qui c'è ancora un'altra connotazione: "prestare attenzione, prestare ascolto". Spesso si usa in frasi negative: "Gli ho chiesto di aiutarmi ma non mi ha filato proprio".

Ci sono ancora altri significati che non sono inclusi nella canzone:

Filare liscio: "andare tutto bene".

Filare (a cento all’ora): "correre".

Fila via!: "Vattene"!

Filarsela: "svignarsela".

La gemma nascosta di Pentedattilo nella punta dello Stivale

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La cima composita di Monte Calvario si scorge già dalla ss 106, all’altezza di Melito Porto Salvo, praticamente dal mare. Costeggiando la fiumara di Annà e cominciando a salire, però, gli scorci diventano molto più interessanti e non si può che rimanere ammirati di fronte a un paese incastonato tra le dita di una gigantesca mano di pietra. Quasi a picco sul panorama mozzafiato dello Stretto di Messina, il borgo è tutto rivolto verso la vicina Sicilia e sembra davvero sorretto sul palmo di una mano che spunta dalla terra per proteggerlo e tenerlo in bella mostra.

Cinque dita di pietra

Il paesaggio è da cartolina. Chiunque con una buona macchina fotografica può tornare a casa con scatti suggestivi del borgo il cui fascino è già nel nome: Pentedattilo, ovvero pente daktylos, dal greco cinque dita. Ma se il panorama entusiasma, una passeggiata tra i vicoletti con le case che sorgono a ridosso della roccia arenaria e si fanno spazio in mezzo a una rigogliosa vegetazione risulta ancor più evocativa. Ciò che colpisce sono i numerosi fichi d’india, le rocce dalle forme insolite che spuntano ovunque e spesso sovrastano le case. Il paese è un paese fantasma. Abbandonato a partire dall’Ottocento, conserva intatto tutto il suo fascino.

Una piccola città fantasma dalla lunga storia

Seppur oggi disabitato, Pentedattilo ha alle spalle una lunga storia. Il paese, infatti, ha origini greche non solo nel nome. È stato fondato intorno al 600 a.C. ed era una colonia calcidese. Successivamente, è stato un fortino di controllo sulla fiumara Sant’Elia, che rappresentava un accesso alla parte alta dell’Aspromonte. Dal 1660 in poi, invece, è diventato patrimonio di famiglie nobiliari che se ne passavano il feudo in compravendite o eredità.

La mano del diavolo

Nel Settecento il paese fu sconvolto da una vicenda sanguinaria nota come la strage degli Alberti, epilogo cruento dello scontro tra due nobili famiglie che, tra spose promesse e nozze mancate, lasciarono alla spada il compito di metter fine alle loro antiche rivalità. Da questa storia, raccontata nel romanzo di Andrea Cantadori “La Tragedia di Pentidattilo”, hanno preso il via numerose leggende: le cinque dita di pietra che incorniciano il paese vengono spesso indicate come “la mano del diavolo”, a causa del sangue che in mezzo ad esse è scorso a fiumi. Ancora oggi il borgo è protagonista di storie di fantasmi che attraverso la voce del vento reclamerebbero giustizia.

Il terremoto del 1783 determinò l’inizio di uno spopolamento continuato negli anni successivi fino al completo abbandono del paese. Dei vecchi fasti rimangono tracce nei ruderi del Castello, nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e in quella della Candelora. Un altro aspetto che fa di  Pentedattilo un posto assolutamente da visitare è il panorama ampissimo.  In un solo sguardo si riesce a osservare la vallata con il letto del fiume, lo Stretto di Messina e in fondo la Sicilia.

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Riscoprire la città fantasma

Le bellezze naturalistiche, il fascino storico e leggendario che avvolge il piccolo borgo arroccato hanno, fortunatamente, determinato negli ultimi anni l’avvio di numerose iniziative da parte di associazioni culturali volte a far rinascere Pentedattilo. Ogni anno a fine luglio, da qui parte, infatti, il “Paleariza”, festival di musica internazionale nei luoghi della calabria grecanica (http://www.paleariza.it ). Interessante è poi il Pentadattilo film festival, concorso internazionale di cortometraggi che, dal 2006, offre la possibilità di sfruttare la scenografia naturale della “mano del diavolo” a cineasti provenienti da tutto il mondo (http://www.pentedattilofilmfestival.net/ ).

L’ARTE DEL CAFFÈ: I 10 MODI PIÙ COMUNI DI BERE IL CAFFÈ IN ITALIA

Caffè (Espresso)

In Italia puoi trovare un Cafè in quasi ogni angolo di strada. Ma fai attenzione: il suo nome italiano è Bar ed è un posto dove gli italiani vanno ogni volta che hanno bisogno di una pausa energizzante. Qui puoi trovare persone che fanno colazione la mattina presto ma anche persone che semplicemente bevono il caffè durante tutto il giorno. Il caffè italiano è un po’ diverso da quello che puoi trovare nel resto del mondo, e diverse sono anche le abitudini italiane riguardo ad esso. Per esempio, la singola parola “caffè” indica un solo tipo di caffè: espresso! Servito in una tazzina di ceramica molto calda, il caffè è ristretto e molto forte.

Non solo espresso

Se preferisci qualcosa di diverso, devi specificarlo. Puoi scegliere tra caffè macchiato, un espresso con una goccia di schiuma di latte o cappuccino, una bevanda calda preparata con espresso, latte, schiuma di latte e una spruzzata di polvere di cacao. È molto simile al macchiato ma più grande. Gli Italiani bevono il cappuccino solo per colazione e nelle prime ore della giornata, mai dopo pranzo!

Caffè macchiato

Caffè macchiato

Caffè nocciolato

Caffè nocciolato

Cornetto

Cornetto

Inoltre, se vuoi una bevanda meno forte potresti prendere un decaffeinato, un espresso senza caffeina, o un ginseng, molto in voga negli ultimi tempi, più dolce e con meno caffeina. Un altro modo di prendere il caffè è corretto, un espresso con un po’ di sambuca o brandy. Se ti trovi a Napoli, ti consiglio di provare il caffè nocciolato, espresso con un cucchiaino di crema di nocciole artigianale. Durante l’estate, hai diverse alternative per contrastare le alte temperature. Per esempio la crema di caffè, simile al gelato al caffè, o il caffè freddo, espresso zuccherato e conservato freddo, o ancora una granita al caffè, normalmente servita con panna artigianale e una brioche. Ricorda: la Sicilia è il posto migliore dove assaggiare la granita!

Aroma di caffè e profumo di dolci

Per colazione, normalmente gli Italiani prendono cappuccino e cornetto. Il cornetto è un croissant con cioccolato, marmellata o crema. I Bar vendono anche altri dolci di sfoglia come trecce, saccottini e girelle. Puoi scegliere quello che preferisci. In alternativa al cornetto, puoi chiedere una fetta di torta o di crostata. A Napoli puoi anche mangiare una graffa, un particolare tipo di ciambella senza glassa ma spolverata di zucchero. La colazione italiana è totalmente dolce. Puoi anche avere un succo di frutta ma non troverai mai uova o prosciutto serviti in un bar per colazione. Molti hotel servono un tipo di colazione continentale con tutte queste cose ma è qualcosa che trovi solo negli hotel.

Caffè sospeso, caffè solidale

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Sai cosa vuol dire “caffè sospeso”? L’idea è nata a Napoli. In sostanza è un modo per offrire in modo anonimo un caffè a qualcuno che non può permettersi di pagarlo. Quando entri in un bar, puoi decidere di pagare un caffè per te e uno da tenere in sospeso per qualcuno che ne ha bisogno. Grazie ai social network, molti bar in giro per il mondo hanno aderito all’iniziativa di solidarietà.

In questo video, Denise Lawson spiega perché ha voluto introdurre questa usanza nella sua libreria nel Regno Unito.

L’intervista è in italiano ma puoi scaricare qui la trascrizione.

C'E' SEMPRE TEMPO PER UN SALUTO

L’aggettivo frenetico è una parola che mal si addice al modo di vita del Sud Italia. Non possiamo dire che i tanti impegni della vita quotidiana non affliggano anche la gente del Sud, ma la concezione e la gestione del tempo sono un po' diversi dal resto d’Europa e perfino dagli italiani del Nord Italia. In che modo? Una vita lenta è un luogo comune per tanti motivi ma prima di tutto, non importa quanto si possa essere di fretta, bisogna salutare!

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L’IMPORTANZA DI DIRE CIAO

Si saluta tutti: sia chi non si conosce che gli amici. Nel primo caso basta solo un “Buongiorno” o un “Buonasera”, un sorriso o un cenno. E gli italiani, si sa, potrebbero insegnare al mondo a parlare con le mani. Nel secondo caso, la cosa si fa un po’ più complicata a seconda di dove avviene l’incontro: se infatti ci si incontra in un luogo pubblico o a piedi, è usanza una stretta di mano o dei baci sulle guance. In genere, ci si chiede come va e si scambiano due chiacchiere. Se si è in locale pubblico, è probabile che qualcuno offra all’altro un caffè o qualcosa da bere, mentre se si è in macchina non è inusuale vedere la gente accostare per qualche minuto, creando a volte qualche ingorgo. Tutto questo perché i saluti non sono solo dei convenevoli, delle formalità da rispettare per mostrare buona educazione ma rappresentano un modo per tenere vivi i rapporti sociali. Sono l’espressione del nostro interesse alla vita dell’altro e della nostra volontà di condividere la nostra esistenza. Al Sud nessuno è un’isola. I saluti non sprecano il tuo tempo ma lo rendono migliore.

SALUTI: QUALI SONO I PIU' COMUNI E QUANDO SI USANO

In italiano possiamo scegliere tra molte forme di saluto. Quello più conosciuto nel mondo è sicuramente Ciao. Questa parola, oggi usata amichevolmente e in modo informale, deriva in realtà da un saluto cerimonioso inizialmente diffuso solo nel norditalia “schiao”, ovvero “schiavo”. Era un saluto in uso in antichità e voleva significare “a vostra disposizione”, ”schiavo vostro”. Oggi ha perso quel significato, si usa con parenti e amici e quando ci si rivolge a bambini o ragazzi. Si dice Ciao sia quando si arriva che quando si va via.

Salve, buongiorno e buonasera sono saluti più formali, che si usano cioè con persone che non si conoscono o che si conoscono poco. Si utilizzano solo in fase iniziale e non per congedarsi. In realtà, capita di dire buongiorno anche a persone con cui si è più in confidenza quando li si sente o li si incontra presto. Lo si dice con il significato di buon risveglio o, letteralmente, di buona giornata. Non è un convenevole ma proprio un augurio. Per congedarsi, invece, a livello formale si usa arrivederci.

Trasversale al registro formale e informale è infine buonanotte, che si usa prima di andare a dormire.

Conosci quali sono i principali saluti italiani? Se vuoi approfondire o dare una rinfrescata clicca qui.

STARE A MOLLO

STAREAMOLLO

Ci sono molti modi di fare il bagno a mare. Potresti essere una persona dinamica e non vedere l’ora di andare a mare per nuotare, fare snorkeling o surf. Oppure potresti essere all’opposto. Ti potrebbe piacere andare a mare solo per metterti in acqua e stare fermo.

In italiano, quest’ultima possibilità si dice STARE A MOLLO

In questi giorni, L’Italia è stata colpita da una forte ondata di caldo con temperature che hanno raggiunto i 40 gradi.

In condizioni come queste, vorrei stare a mollo tutto il giorno!

Puoi usare l’espressione STARE A MOLLO anche riferendoti a cose o alimenti. In questo caso, è più comune una versione leggermente differente: TENERE A MOLLO.

Per esempio:

Tieni a mollo i piatti prima di lavarli.

Il macellaio mi ha consigliato di tenere a mollo la carne prima di cucinarla.

A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE: 3 APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Avete deciso di fare una vacanza in Italia a febbraio? Saggia scelta. Anzi, saggia forse non è l’aggettivo giusto: diciamo piuttosto azzeccata se dell’Italia volete conoscere l’irriverenza, l’ironia e la voglia di ridere di gusto. Ogni anno, infatti, lo stivale è attraversato da Nord a Sud dalla voglia di giocare e di lasciarsi andare agli eccessi del Carnevale.  Dal latino carnem vale nel senso di carne addio, il Carnevale è l’altra faccia della medaglia del rigore e della spiritualità cattolica. È il periodo di festa e banchetti di circa una decina di giorni che culmina e termina con il Martedì grasso. Il giorno seguente è, infatti, il Mercoledì delle ceneri con cui, in tutto il mondo cattolico, si dà il via a un periodo di astinenza dalla carne che coincide con la Quaresima.

Il Carnevale più famoso d’Italia all’estero è probabilmente quello di Venezia ma volendo volgere lo sguardo più a Sud non si ha che l’imbarazzo della scelta. Ogni regione ha tradizioni vive che meritano di essere conosciute. Le manifestazioni di Carnevale sono molte ma io ve ne voglio segnalare tre: Sciacca in Sicilia, Castrovillari in Calabria e quella, antichissima, di Putignano in Puglia.

SCIACCA E “PEPPI NAPPA”

Ogni Carnevale, in Italia, ha il suo re e quello di Sciacca, provincia di Agrigento, si chiama Peppi Nappa. Rappresentato con indosso vestiti verdi troppo grandi, Peppi Nappa è una maschera siciliana della Commedia dell’Arte che incarna la figura di un servitore pigro ma beffardo e golosissimo. Il termine nappa vuol dire toppa: così il suo nome per esteso dovrebbe essere Giuseppe Toppa. Rappresenta un buono a nulla in grado, però, di stupire per la sua straordinaria agilità.

A partire dagli anni ’50, il Sindaco della città di Sciacca consegna le chiavi della città a Peppi Nappa esattamente dieci giorni prima del Martedì grasso. Da allora Peppi diventa il padrone assoluto della città e hanno inizio i festeggiamenti del Carnevale.

Peppi Nappa

Peppi Nappa

Peppi Nappa viene rappresentato su un carro allegorico fuori concorso che apre la sfilata carnascialesca distribuendo salsicce alla brace, caramelle, vino e spremute di arance. Le sue burle e la sua fame insaziabile saranno il leitmotiv di tutti i festeggiamenti fino a quando, il giorno di Martedì grasso, al centro della piazza viene bruciato la maschera che lo rappresenta sancendo così la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima. Molto coinvolgente la serata finale con la gente che balla attorno al rogo sulle note dell'inno 'e Peppi N'ppa'.

CASTROVILLARI E “A SIRINATA D'A SAVUZIZZA”

Oltre alla tradizionale sfilata di carri allegorici, ai balli e agli spettacoli musicali, a Castrovillari rivive sotto forma di concorso per serenate l’antico rituale delle “mascherate”. Il Giovedì grasso, tutto il quartiere del centro storico si rianima per la cosiddetta Sirinata d'a Savuzizza, ossia la Serenata della Salsiccia.

Gruppi mascherati bussano a ogni porta offrendo delle serenate in cambio di ospitalità. Per l’occasione ogni casa prepara dunque salsicce alla griglia e offre vino mentre i vari gruppi si esibiscono al suono della fisarmonica e del tamburello.

Il tutto rientra nell’ambito di un concorso. In ogni casa, infatti, ci sono componenti della Giuria che decreterà il gruppo vincitore. L’atmosfera però è di festa per tutto il paese e i suoi visitatori sono accolti dal suono delle tarantelle e dal profumo dei prodotti locali.

PUTIGNANO, L’ORSO E I GRAN CORNUTI

Tra i Carnevali più antichi d’Europa, quello di Putignano presenta un calendario talmente ricco di eventi che è difficile parlarne in poche righe. In un confronto continuo con le ricorrenze cattoliche, le manifestazioni legate al Carnevale cominciano addirittura il 26 dicembre, quando al termine della processione delle reliquie di Santo Stefano, si può assistere al Rito delle Propaggini in cui gruppi di poeti dialettali in abiti da contadini ripercorrono i fatti dell’anno appena trascorso in satire pungenti che vengono declamate per le vie cittadine.

Tra sacro e profano anche la festa dell’Orso che si svolge il 2 febbraio, giornata caratterizzata da un punto di vista religioso dalla benedizione delle candele e che infatti prende il nome di giorno della Candelora. L’orso, rappresentato sia come animale pericoloso da uccidere che come simbolo della fine dell’inverno attraversa la città inseguito da un corteo di contadine, cacciatori e spaventapasseri per poi fermarsi in Piazza Plebiscito. Qui ha luogo la cattura e il processo dell’orso che, infine, prevederà il futuro metereologico della restante parte dell’inverno.

I Gran Cornuti

I Gran Cornuti

Il clima si fa ancora più dissacrante con l’avvicinarsi del Carnevale. Ogni giovedì a partire dalla fine di gennaio sono previsti spettacoli satirici dedicati ai diversi gruppi sociali: i Monsignori, i Preti, le Monache, i Vedovi, i Pazzi (ovvero, i giovani non ancora sposati), le Donne sposate e dulcis in fundo i Cornuti (gli Uomini sposati). Quest´ultimo, curato annualmente dall’Accademia delle Corna, è senza dubbio il più caratteristico e ha luogo il Giovedì grasso. Il gruppo dei “cornuti” si riunisce nel chiostro comunale già dalle prime ore per lucidare le proprie corna e dar vita al Corneo, il corteo dei cornuti che farà visita al “Gran Cornuto dell’anno” eletto a sorpresa dai membri dell’Accademia. La sera la manifestazione goliardica continua con il rito purificatorio del taglio delle corna.

Nisciune è ppirate, e nisciune è emigrante...

La settimana scorsa mi sono presa del tempo per scrivere il mio manifesto. Ho iniziato buttando giù qualche idea sullo “slow travel” (o viaggio lento) e il multiculturalismo ma c’era una frase non mia che dovevo assolutamente tenere in considerazione, anche perché è il verso di una canzone che mi ronza spesso in testa.

E nisciune è ppirate, e nisciune è emigrante, simme tutte navigante è il ritornello di “Che il Mediterraneo sia” di Eugenio Bennato. Non è italiano ma napoletano. La canzone mischia italiano, arabo, francese, napoletano e suoni provenienti da ogni parte del Mediterraneo. È travolgente. E io la adoro.

Il senso profondo di questa canzone è uno spirito di fratellanza tra le popolazioni che vivono sulle coste del Mediterraneo. Lo trovo molto attuale. IL Sud Italia deve affrontare attualmente una grave crisi d’immigrazione. Migliaia di persone provenienti da diverse nazioni arrivano fin qui dalla Libia. È una patata bollente per il nostro Governo, indeciso tra l’accoglienza e la chiusura delle frontiere.

In ogni caso, questa canzone guarda alla storia del Sud Italia, fatta di incontri di diversi popoli e diverse culture, che è poi la ragione della nostra ricchezza in fatto di tradizioni, cucina ed arte.

Che il Mediterraneo sia
la fortezza ca nun tene porte
addo' ognuno po' campare
d'a ricchezza ca ognuno porta
ogni uomo con la sua stella
nella notte del dio che balla
e ogni popolo col suo dio
che accompagna tutti i marinai
e quell'onda che non smette mai
che il Mediterraneo sia.

Abbiamo sempre avuto sentimenti contrastanti nei confronti delle invasioni. Rovine di centinaia di torri e fortificazioni sono disseminate tra Sicilia e Calabria. Ci sono molte leggende nella nostra cultura popolare che narrano di un amore tra una donna locale (Mata) e un saraceno (Grifone). In ogni città ci sono “I Giganti”: due figure che rappresentano questo amore e che animano le giornate di festa ballando a ritmo di tamburi.

Questi sentimenti contrastanti sono alla base del rhytm and soul del Mezzogiorno e di quell’”onda che non smette mai” con cui Bennato identifica il Mediterraneo. In conclusione, citando questa canzone, vorrei evidenziare un diverso punto di vista sul multiculturalismo e sul mondo attorno a noi. Possiamo imparare molto di più considerando “l’altro” né peggiore né migliore di noi. Siamo tutti viaggiatori, tutti marinai: né pirati né emigranti.

Andare, andare, simme tutt'eguale
affacciati alle sponde dello stesso mare.