Nisciune è ppirate, e nisciune è emigrante...

La settimana scorsa mi sono presa del tempo per scrivere il mio manifesto. Ho iniziato buttando giù qualche idea sullo “slow travel” (o viaggio lento) e il multiculturalismo ma c’era una frase non mia che dovevo assolutamente tenere in considerazione, anche perché è il verso di una canzone che mi ronza spesso in testa.

E nisciune è ppirate, e nisciune è emigrante, simme tutte navigante è il ritornello di “Che il Mediterraneo sia” di Eugenio Bennato. Non è italiano ma napoletano. La canzone mischia italiano, arabo, francese, napoletano e suoni provenienti da ogni parte del Mediterraneo. È travolgente. E io la adoro.

Il senso profondo di questa canzone è uno spirito di fratellanza tra le popolazioni che vivono sulle coste del Mediterraneo. Lo trovo molto attuale. IL Sud Italia deve affrontare attualmente una grave crisi d’immigrazione. Migliaia di persone provenienti da diverse nazioni arrivano fin qui dalla Libia. È una patata bollente per il nostro Governo, indeciso tra l’accoglienza e la chiusura delle frontiere.

In ogni caso, questa canzone guarda alla storia del Sud Italia, fatta di incontri di diversi popoli e diverse culture, che è poi la ragione della nostra ricchezza in fatto di tradizioni, cucina ed arte.

Che il Mediterraneo sia
la fortezza ca nun tene porte
addo' ognuno po' campare
d'a ricchezza ca ognuno porta
ogni uomo con la sua stella
nella notte del dio che balla
e ogni popolo col suo dio
che accompagna tutti i marinai
e quell'onda che non smette mai
che il Mediterraneo sia.

Abbiamo sempre avuto sentimenti contrastanti nei confronti delle invasioni. Rovine di centinaia di torri e fortificazioni sono disseminate tra Sicilia e Calabria. Ci sono molte leggende nella nostra cultura popolare che narrano di un amore tra una donna locale (Mata) e un saraceno (Grifone). In ogni città ci sono “I Giganti”: due figure che rappresentano questo amore e che animano le giornate di festa ballando a ritmo di tamburi.

Questi sentimenti contrastanti sono alla base del rhytm and soul del Mezzogiorno e di quell’”onda che non smette mai” con cui Bennato identifica il Mediterraneo. In conclusione, citando questa canzone, vorrei evidenziare un diverso punto di vista sul multiculturalismo e sul mondo attorno a noi. Possiamo imparare molto di più considerando “l’altro” né peggiore né migliore di noi. Siamo tutti viaggiatori, tutti marinai: né pirati né emigranti.

Andare, andare, simme tutt'eguale
affacciati alle sponde dello stesso mare.